Illustrazione astratta che rappresenta spazi abitabili di cura, relazione e limite.

    GLI SPAZI ABITABILI

    Abitare la cura: genitorialità, relazione, limite

    Ci sono spazi che non chiedono di essere attraversati in fretta.
    Non spingono, non correggono, non pretendono.
    Sono spazi in cui si può stare, anche quando non si è pronti, anche quando non si è perfetti.

    Abitare uno spazio non significa occuparlo del tutto.
    Significa restare senza invadere, esserci senza annullarsi, lasciare posto all’altro senza scomparire.

    Gli spazi abitabili non sono ideali.
    Hanno confini, limiti, imperfezioni.
    Proprio per questo permettono la crescita: perché non chiedono di essere aggiustati prima di essere vissuti.

    La cura non è perfezione, ma presenza.
    Il limite non è un fallimento, ma una struttura: i confini necessari per non annullarsi, per restare senza scomparire.
    E lo spazio — emotivo, relazionale, educativo, clinico — diventa il luogo in cui si può restare, insieme, senza consumarsi.

    Illustrazione astratta acquerellata di forme organiche calde e azzurre, simbolo di presenza e confini sani nella relazione genitoriale

    Vivere per un figlio

    Senza annullarsi.
    Attraverso il tema della presenza, dei limiti e della relazione di cura, esploro cosa rende una genitorialità e la cura sostenibili nel tempo:
    non la perfezione, ma spazi emotivi e relazionali in cui restare senza consumarsi.

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    Forme astratte che si appoggiano l'una all'altra , simbolo di sostegno reciproco e presenza costante.

    Serve esserci

    In questo articolo esploro il limite dell’idea di migliorarsi continuamente e il valore della presenza.
    Rifletto su cosa rende uno spazio di crescita davvero sostenibile: non la perfezione o il controllo, ma la continuità dell’esserci.
    Per bambini e adulti, la crescita non nasce dall’aggiustare tutto, ma dal restare, anche nell’imperfezione.

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