Serve esserci

    Forme astratte che si appoggiano l'una all'altra, simbolo di sostegno reciproco e presenza costante.

     

    Oltre il mito del miglioramento continuo

    C'è un momento, nella vita adulta, in cui diventa chiaro che migliorarsi continuamente non porta automaticamente a stare meglio. È un'idea controintuitiva, soprattutto in un tempo che misura il valore sulla base dell'efficienza, della competenza, della capacità di fare bene.
    Eppure, nella crescita — dei bambini come degli adulti — ciò che fa davvero la differenza non è la qualità della prestazione, ma la qualità della presenza.

     

    La presenza che resta

    Essere presenti non significa essere sempre centrati, calmi, regolati.
    Significa esserci con ciò che c'è. Con i limiti, la stanchezza, l'incertezza.
    Significa non sparire emotivamente quando qualcosa non funziona.
    I bambini non cercano adulti migliori di loro: cercano adulti che restano.

     

    Lo spazio sufficientemente buono

    L'idea dello spazio sufficientemente buono nasce proprio qui.
    Non in un ideale di perfezione, ma in una realtà abitabile.
    Uno spazio in cui non tutto è giusto, ma tutto è sostenibile.
    Uno spazio che non promette felicità continua, ma continuità.
    E la continuità, per un essere umano, è più nutriente di qualsiasi performance.

     

    La robustezza della crescita

    Molti adulti arrivano alla genitorialità — o alla cura — con l'idea implicita di dover compensare, correggere, migliorare.
    Come se crescere fosse un processo fragile che rischia di rompersi a ogni errore.
    In realtà, la crescita è un processo robusto, a patto che qualcuno resti.

     

    Restare senza controllare

    Restare non è facile.
    Richiede di tollerare l'imperfezione, il conflitto, la frustrazione.
    Richiede di rinunciare all'illusione di poter controllare gli esiti.
    Ma è proprio questa rinuncia che rende lo spazio vivo.

     

    Esserci, abbastanza

    Non serve essere migliori.
    Serve esserci abbastanza da permettere all'altro di esistere.